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L’ora di punta mi trovò schiacciata contro la mappa sul muro della metropolitana, gli occhi chiusi dallo sfinimento. Frank mi aveva scritto per dirmi che aveva un incontro di lavoro e non poteva accompagnarmi a casa, così avevo arrancato fino alla fermata. Implorai che il treno arrivasse in fretta; tutto ciò che volevo era sprofondare in un luogo caldo e rassicurante, abbandonarmi alla corrente di ormoni come una nave da diporto su un mare vacanziero, sentire il bimbo voltolare come una focena tra le onde. Nicholas era con il suo amico Luis; Frank aveva concluso il messaggio con la promessa di cucinare qualcosa di buono quella sera per compensare il fatto di non essere venuto a prendermi. In superficie, andava tutto bene. Però, man mano che la giornata si srotolava sotto le mie palpebre socchiuse, mi domandai se magari non avessi esagerato.
Il treno arrivò, e io crollai con gratitudine su un sedile vuoto.
Come sarebbe bello non scendere mai da questo treno, pensai, e invece lasciarmi semplicemente trasportare avanti e indietro sulla Northern Line all’infinito. Così potrei rimanere in quest’orbita di possibilità illimitate che sono ora. Ero colma d’amore per quel bimbo. Era un amore più diretto e semplice di quello per il mio primo figlio, concepito e vissuto in un momento molto diverso. Riuscivo finalmente a dirmelo, perché non avevo sempre provato un amore così grande per quell’arrivo. Erograta, perché avevo cominciato a sentire che per me e Frank le nostre vite non bastassero più, e avevamo un bisogno disperato di una nuova partenza. È così che era iniziato. Ma l’amore può iniziare nei modi più svariati in fondo, no? Ed evolvere in qualcos’altro. Può iniziare in modi incomprensibili, sbagliati, e poi invece diventare qualcosa che definisce un’intera esistenza.
Man mano che i vari momenti critici della gravidanza passavano, e controllo dopo controllo si delineava un feto perfetto che ricambiava con gentilezza il mio sguardo, il mio amore per il bimbo crebbe. Crebbe mentre lo annunciavamo alla gente e immaginavamo la nostra famiglia con dentro una nuova persona. E crebbe mentre parlavamo del bimbo a Nicholas e lui si illuminava, rendendosi conto che non sarebbe mai più stato solo.
Io amo il mio bambino. Sorrisi tra me, abbandonandomi al sedile, immaginando il giorno in cui quella nuova vita sarebbe venuta al mondo e al sicuro tra le mie braccia.
Ma quell’ebbrezza venne interrotta da un senso di disagio per l’Intervento di Sindi. Pur avendo una formazione da scienziata, credevo che a volte l’unica difesa contro il dolore della vita fosse la metafora radicale. E avevo scoperto che si trattava di una difesa forte, tanto quanto quelle promulgate dalla scienza o dalla società. Ma non tutti sono forti abbastanza da sopportare di essere messi di fronte al proprio cuore infranto. Ripercorsi tutto nel dettaglio, cercando di trovare dove potessi essere scivolata.
Quei rituali si svolgevano con modalità che avevo perfezionato nell’arco di anni. In quel caso ci eravamo riuniti in un angolo dell’edificio completamente appartato, che io avevo allestito con candele e luci. Dwayne aveva preparato un bidone e della legna da ardere, essendo quello un tardo pomeriggio di dicembre. Per quanto freddo potesse fare, tutti gli Interventi riscuotevano sempre un gran successo di pubblico. Nessuna defezione per spettacoli di tale portata. Chalmers era il maestro di cerimonie, chino e mezzo sorridente con la fotocopia del programma tra le mani. Nel tempo gli Interventi si erano fatti elaborati, pur non superando mai la durata di un’ora. Io incoraggiavo in loro quel senso di attesa, che emozionava anche me man mano che il giorno si avvicinava.
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