: Tina Voß
: Un carlino, tre uomini e infiniti disastri
: Dryas Verlag
: 9783940855503
: 1
: CHF 8.00
:
: Humor, Satire, Kabarett
: Italian
: 288
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
Kay, giovane impiegata, ingenua e pasticciona, trascorre la vita insieme al suo compagno Johannes, ragazzo super inquadrato, fanatico maratoneta e vegano estremo. La sua amica Klara deve trascorrere un anno all'estero per lavoro ed è alla ricerca di una persona fidata che si occupi della sua magnifica casa, ma soprattutto del suo tanto amato, quanto capriccioso, carlino Bernd. Kay, non più felice della sua vita e tantomeno del suo soffocante e noioso rapporto, decide di piantare tutto e tutti per andare a vivere da Klara e occuparsi di Bernd. All'inizio tutto sembra andare splendidamente: può lavorare da casa a un nuovo progetto e il carlino si dimostra affettuoso e simpatico. Ma poi ogni cosa va a rotoli, soprattutto l'educazione e la gestione di Bernd. Ci penserà Ludger, un focoso e colto veterinario, a ridare il sorriso a Kay, peccato che il carlino non lo possa nemmeno vedere... Un romanzo divertente, pieno di situazioni vivaci ed esilaranti (per noi) e disastrose e imbarazzanti (per la povera Kay!) ma che racconta anche una bella storia d'amore e di riscatto. Se amate gli animali e le commedie 'disastroamorose' in stile Bridget Jones non potete perdervi questo libro!

Tina nasce nel 1969 a Seesen / Harz nella Bassa Sassonia, in Germania. Dopo aver vissuto per un po' a Berlino e un po' a Goslar, negli anni '90 si traferisce definitivamente ad Hannover dove vive tuttora. Con alle spalle una formazione in economia aziendale e molta esperienza nel campo, oggi gestisce con passione e successo una propria agenzia per la mediazione lavorativa.

„Io non mangerò mai qualcosa chiamato Alfalfa!“

Per quanto potesse suonare infantile non m’importava. Incrociai le braccia sul petto aspettando la solita osservazione di Johannes. Ancora qualche secondo e avrebbe detto che: la resa vitaminica, comparata alle poche calorie, era una cannonata!

“I germogli, in relazione al loro valore energetico, hanno un contenuto di vitamine che è una bomba!”

Oh bene, ora lasciava da parte il cannone e, senza passare dal via, era arrivato alle bombe!

“Il cioccolato al marzapane, in relazione al suo contenuto di grassi, ha un sapore che spacca!”

“Cioccolato?!” sbuffò. “Per niente vegano, per niente.”

“Alfalfa?! Per niente gustosa, per niente!”

“Ma ottima per il peso”, ribatté lui dandomi un pizzicotto su quel rotolino della pancia che proprio non ne voleva sapere di entrare nei jeans. Chi aveva progettato questi pantaloni di certo odiava le donne! Tutto sbrodolava fuori. I pantaloni dovrebbero arrivare fino alle costole. E tutto ci sarebbe stato dentro perfettamente. Per riuscire a pizzicare Johannes avrei dovuto farlo nei suoi bulbi oculari, o nei testicoli. Probabilmente le uniche due parti del suo corpo non toniche. Ma i testicoli poi avevano muscoli? Gli occhi di sicuro, se no non li si potrebbe roteare. Ma i testicoli? Se ne stavano solo lì appesi senza motivo. Chissà se qualcuno se l’era mai domandato. Avrei dovuto cercare su Google.

Mi piegai e afferrai la mia borsetta.

L’automobile si fermò di colpo e io sbattei con la testa sul vano portaoggetti, lasciandoci pure un’impronta della mia fronte.

“Ahi!”

“Siamo arrivati”, disse Johannes e uscì.

Mi massaggiai la fronte mentre cercavo di liberarmi dalla cintura. Nel frattempo, fuori, Johannes stava facendo il giro dell’auto, come una specie di cane da pastore, per assicurarsi che le gomme fossero tutte diritte nella stessa direzione. Feci appena in tempo a uscire che lui era già corso in avanti raggiungendo il vano di plexiglass dei carrelli.

Accanto alla nostra altalena familiare svedese, un regalo forse anche un po‘ troppo lungimirante dei genitori di Johannes, qualcuno stava parcheggiando una Mercedes Kombi nera splendente. Non appena l’auto si fermò, si aprì il portellone posteriore e ne saltò fuori uno Yeti che atterrò su quattro zampe. Con un urlo stridulo mi gettai all’indietro finendo contro la nostra Volvo. Ma gli Yeti non dovrebbero camminare in posizione eretta? E anche se così non fosse, gli Yeti quadrupedi non sono pericolosi? Anche questo avrei dovuto cercarlo su Google. Lo Yeti drizzò le orecchie e trottò verso di me. Oh, cielo! E se mi avesse mostrato i denti? Ma dove erano i suoi padroni? Che cosa si doveva fare in questi casi quando si veniva minacciati da tali bestiacce? Quando ogni tanto andavo a correre con Johannes, lui mi aveva detto che cosa fare in queste situazioni. E ne aveva anche parlato sul suo blog di consigli sulla corsa. Ma quali cavolo erano questi consigli?! Il cane–Yeti era sempre più vicino. Ecco la padrona. Una donnetta in jeans dai capelli biondo paglia scese telefonando dal Mercedes. Ci lanciò una breve occhiata e poi, tranquilla, continuò a parlare al telefonino. Ehi pronto! Il suo predatore mi aveva adocchiata e lei se ne stava lì a spettegolare?! Fors