„Io non mangerò mai qualcosa chiamato Alfalfa!“
Per quanto potesse suonare infantile non m’importava. Incrociai le braccia sul petto aspettando la solita osservazione di Johannes. Ancora qualche secondo e avrebbe detto che: la resa vitaminica, comparata alle poche calorie, era una cannonata!
“I germogli, in relazione al loro valore energetico, hanno un contenuto di vitamine che è una bomba!”
Oh bene, ora lasciava da parte il cannone e, senza passare dal via, era arrivato alle bombe!
“Il cioccolato al marzapane, in relazione al suo contenuto di grassi, ha un sapore che spacca!”
“Cioccolato?!” sbuffò. “Per niente vegano, per niente.”
“Alfalfa?! Per niente gustosa, per niente!”
“Ma ottima per il peso”, ribatté lui dandomi un pizzicotto su quel rotolino della pancia che proprio non ne voleva sapere di entrare nei jeans. Chi aveva progettato questi pantaloni di certo odiava le donne! Tutto sbrodolava fuori. I pantaloni dovrebbero arrivare fino alle costole. E tutto ci sarebbe stato dentro perfettamente. Per riuscire a pizzicare Johannes avrei dovuto farlo nei suoi bulbi oculari, o nei testicoli. Probabilmente le uniche due parti del suo corpo non toniche. Ma i testicoli poi avevano muscoli? Gli occhi di sicuro, se no non li si potrebbe roteare. Ma i testicoli? Se ne stavano solo lì appesi senza motivo. Chissà se qualcuno se l’era mai domandato. Avrei dovuto cercare su Google.
Mi piegai e afferrai la mia borsetta.
L’automobile si fermò di colpo e io sbattei con la testa sul vano portaoggetti, lasciandoci pure un’impronta della mia fronte.
“Ahi!”
“Siamo arrivati”, disse Johannes e uscì.
Mi massaggiai la fronte mentre cercavo di liberarmi dalla cintura. Nel frattempo, fuori, Johannes stava facendo il giro dell’auto, come una specie di cane da pastore, per assicurarsi che le gomme fossero tutte diritte nella stessa direzione. Feci appena in tempo a uscire che lui era già corso in avanti raggiungendo il vano di plexiglass dei carrelli.
Accanto alla nostra altalena familiare svedese, un regalo forse anche un po‘ troppo lungimirante dei genitori di Johannes, qualcuno stava parcheggiando una Mercedes Kombi nera splendente. Non appena l’auto si fermò, si aprì il portellone posteriore e ne saltò fuori uno Yeti che atterrò su quattro zampe. Con un urlo stridulo mi gettai all’indietro finendo contro la nostra Volvo. Ma gli Yeti non dovrebbero camminare in posizione eretta? E anche se così non fosse, gli Yeti quadrupedi non sono pericolosi? Anche questo avrei dovuto cercarlo su Google. Lo Yeti drizzò le orecchie e trottò verso di me. Oh, cielo! E se mi avesse mostrato i denti? Ma dove erano i suoi padroni? Che cosa si doveva fare in questi casi quando si veniva minacciati da tali bestiacce? Quando ogni tanto andavo a correre con Johannes, lui mi aveva detto che cosa fare in queste situazioni. E ne aveva anche parlato sul suo blog di consigli sulla corsa. Ma quali cavolo erano questi consigli?! Il cane–Yeti era sempre più vicino. Ecco la padrona. Una donnetta in jeans dai capelli biondo paglia scese telefonando dal Mercedes. Ci lanciò una breve occhiata e poi, tranquilla, continuò a parlare al telefonino. Ehi pronto! Il suo predatore mi aveva adocchiata e lei se ne stava lì a spettegolare?! Fors